Social o non Social: questo è il problema

Non possiamo scrivere in un anno 4 articoli per il blog e un post a settimana su Facebook, Instagram, Google + e Twitter. Ma, soprattutto, non possiamo pretendere che in questo modo otterremo attenzione. Se l’azienda non ha budget per commissionare esternamente il Social Media MKT, il provvedimento adatto è quello di formare il personale, cercando tra quelli disponibili a destinare parte della giornata lavorativa alla creazione di contenuti e alla content curation. 

 

Ovviamente la formazione dovrà essere professionale, come ho anticipato nel precedente post: “Dobbiamo fare molta attenzione a quello che scriviamo o facciamo online, per non doverci mai vergognare o pentire di nulla.”

 

Ho visto parecchi disastri in tal senso: impiegate che tengono la contabilità a cui è stato imposto di fare post per il blog e stagisti annoiati sfruttati allo scopo. Vi lascio immaginare quanta energia creativa ed entusiasmo accompagnasse questo genere di attività. Se l’azienda non ha le risorse e impiegati predisposti mentalmente per cimentarsi nell’impresa, è meglio che lasci perdere, ci sono altri modi per ottenere risultati simili; ad esempio attraverso campagne di ADV associate a landing page. Il content marketing prevede minori costi se fatto a lungo termine.

 

Inutile aggiungere che alcuni passi sono fondamentali per la buona riuscita dell’intento. L’analisi dei concorrenti è una delle principali tappe: dall’analisi dei loro contenuti, al controllo maniacale della costanza di pubblicazione. Il tutto per poter far fronte ad un possibile attacco mediatico :-) Una buona dose di obiettività non guasta: analizziamo i nostri stessi contenuti (sia i precedenti che le idee future) e valutiamone le prestazioni. Apriamo poi i canali strettamente necessari e con i quali decidiamo impegnarci quotidianamente.

 

E poi… parola d’ordine: PIANIFICAZIONE.

 

Investire in content marketing, oltre che un investimento economico è un investimento in impegno. 

 

Molti di quelli che fanno marketing online non si rendono conto che le loro attività sono destinate ad esseri umanie non a computer o entità non ben definite. Gli esseri umani hanno virtù e debolezze in egual misura. Non esistono in verità regole o tecniche ufficialmente funzionanti, quello che oggi funziona, domani potrebbe non essere ugualmente efficace. Se leggendo il post l’utente si riconoscerà, sarà ben disposto verso la vostra comunicazione. Individuiamo quindi i suoi bisogni.

 

La gente è meglio disposta quando è rilassata e le endorfine, gli ormoni della felicità, stanno circolando. Utilizzando una comunicazione empatica e divertente creerete nel cervello di chi la fruisce un collegamento diretto e positivo che farà propendere a compiere un’azione come: cliccare, acquistare, abbonarsi o semplicemente ricondividere.

 

Se coltiveremo il sentimento in chi ci legge di far parte di un gruppo l’individuo si sentirà parte di una cerchia esclusiva e sarà maggiormente disposto nei confronti della nostra comunicazione. Questo tipo di coinvolgimento deve essere coltivato anche in base a quello che sarà l’oggetto della nostra promozione. Quando le persone si sentiranno di far parte ad un gruppo inizieranno a comportarsi in modo da rafforzare la loro appartenenza creando iniziative spontanee a supporto della vostra comunicazione.

 

Ricordate: Siate persone prima che brand.

Alessia Adobati
MKT Manager - Centrico

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