Marketing e "Esseri Umani"

Il marketing si sta sforzando sempre più per diventare one-to-one, offrendo soluzioni in grado di raccogliere e analizzare i dati complessivi al fine di poter offrire esperienze sempre più personalizzate. Dall’altro lato, i social sono diventati un mezzo di condivisione pubblica tramite il quale tutte le cose che condividiamo si trasformano velocemente in esperienze “one-to-many”.

La dicotomia esistente tra il marketing (in particolare il web marketing) e il mondo social si è capovolta generando un equilibrio precario. Social e marketing, invece, devono lavorare insieme al fine di personalizzare le conversazioni individuali e regalare esperienze globali condivise da cui tutti possano trarre beneficio. Ecco cosa ci hanno regalato i nostri mezzi social e digitali: la possibilità per gli esseri umani di interagire e sentirsi più stimolati nell’intraprendere determinate azioni. Gli esseri umani sono complessi per loro stessa natura, eppure aspirano alla semplicità.

 

La nostra sfida in qualità di esseri umani è di individuare, capire e spiegare la complessità rendendola il più possibile semplice. È qui che entrano in gioco gli uomini e le donne di marketing. Trovare la semplicità insita nella natura umana e parlare la lingua che tutti si aspettano di sentire.

 

la comunicazione necessita di essere “aggiustata” per trasmettere semplicità, empatia e imperfezione – tutte caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani.

 

Il valore aggiunto di una comunicazione più umana risiede nella semplicità proposta dai nostri comunicatori, marchi o prodotti preferiti che ci fa innamorare di loro, perché riusciamo a capire quello che cercano di comunicarci. È davvero molto difficile far sembrare semplice qualcosa che è invece piuttosto complessa. Qualcuno la chiama genialità… ma forse potremmo limitarci a definire questa facoltà “parlare il linguaggio degli esseri umani”.

 

L’esempio, come insegnavano i latini, rafforza la comunicazione.

 

AD ESEMPIO…

 

Baciare: Mentre baciare le persone potrebbe essere un ottimo modo per catturare la loro attenzione, “fare cose semplici, elementari” potrebbe dimostrarsi più arduo. Non aggiungo altro.

 

Meno acronimi: Vengono usati acronimi così spesso che il mio cervello impiega più tempo a cercare di decifrarli che a concentrarsi sui reali messaggi che vengono trasmessi. Gli acronimi possono essere molto importati, ma non quando si sostituiscono alla comunicazione con chi potrebbe non comprenderne affatto il senso.

 

Mettersi nei panni dell’interlocutore: Per capire cosa potrebbe risultare di facile comprensione per il vostro interlocutore, mettetevi nei suoi panni. In che contesto vive e lavora? Se fossi in lui, cosa vorresti sentire? Il messaggio deve essere efficace per l’interlocutore, non necessariamente per voi.

 

Istinto vs. Ragione: “Offri al cuore, vendi alla testa.” Le persone adorano i fatti, e mostrare dati statistici si dimostra davvero utile in sede di vendita. Ma spesso è l’intuito l’unico indicatore da seguire per perseguire la strada dell’innovazione. È l’istinto che vi dirà se qualcosa è troppo rischioso. È splendido quando ci si lascia andare e si getta al vento ogni cautela, splendido iniziare una frase dicendo: “Non sarebbe bello se…?!” E sebbene io incoraggi fortemente un uso bilanciato di istinto e ragione, in caso di dubbio suggerisco di puntare sull’istinto, non sbaglia mai.

 

Andare dritti al punto: Sia che siate un’azienda o un comune individuo, andate dritti al punto. Siamo tutti molto impegnati. Ci occupiamo di un sacco di cose. Parlate meno e ascoltate di più. E questa regola vale per messaggi, contenuti, conversazioni… e anche per le relazioni!

Alessia Adobati
MKT Manager - Centrico

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